Il gioco di Diapaga
In questo gioco ci sono i personaggi, i quartieri, i luoghi d’incontro, i luoghi sacri di Diapagà. Ogni settimana ne scopri uno, uno solo. E poi se vuoi, piano piano, ti costruisci tutta la città. E poi magari un giorno prendi l’aereo e vieni a Diapaga, e poi magari un giorno, costruisci il gioco del paese dove abiti tu e lo metti su internet e lo fai conoscere a tutti.

primo personaggio di diapaga
Diapaga è un paese. Un paese di 5000 abitanti, o comunque 6000, non di più.
Un villaggio qualunque, ma non proprio qualunque. Diapaga sta nella savana. La savana non è la giungla, è la savana. Che poi alla fine è in mezzo ad un grandissimo parco. Che una volta ai forestali della capitale gli si diceva che se non rigavi dritto ti spedivano a Diapaga, ma adesso non è proprio più tanto così. Diapaga è una città, con tante luci colorate la sera, che tanti bambini di altri villaggi sognano di andare un giorno a Diapaga, e quando arrivano dicono che una città cosi grande non l’hanno mai vista. A Diapaga c’è la discoteca; c’è il dj con le cuffie grosse che sta dentro una minicasetta con la luce al neon che evidenzia il bianco e c’è l’aria condizionata; e dove lo trovi un posto come Secret, dove vai a berti un caffè e ti dicono tutto quello che è successo in città, a Diapaga, e non puoi non sapere i fatti di tutti, belli e brutti. E poi a Diapaga c’è la radio, con l’internet point di fronte, che ti fanno anche i corsi di computer e puoi vedere i siti dell’America e dell’Europa; ed una volta la radio era sopra la collina, ma dopo un anno che stavano lassù, sbattevano sempre le porte, andava via la luce, insomma succedevano cose strane, certo, glielo avevano detto i saggi che quella era la casa dei fantasmi. e poi ci sono un sacco di ristoranti dove arriva il pesce di mare, non solo quello d’acqua dolce; e poi a Diapaga c’è il barrage. Il barrage è un posto dove vivono i pescatori e tu puoi andare a comprare il pesce o fare un giro in canoa. E poi a Diapaga c’è lo stagno sacro delle tartarughe ed il baobab con l’alveare delle api che difendono gli abitanti quando si avvicina il nemico. A Diapaga ci sono tante persone, tutte con una storia, tante storie. Che poi Diapaga non è tanto diversa da Novate, Pinerolo o Cernusco sul naviglio. Diapaga è tutto il mondo, in un paese.
3 febbraio 2010 in Storie
Sonia decide di sposarsi con un tessuto delle donne Peulh, le donne nomadi del Burkina Faso. Annalisa cerca di interpretare l’immaginario legato al suo vestito da sposa ed il processo creativo di creazione dell’abito è condiviso.

LAAFIA in collaborazione con Arci ZAGHRIDI, associazione culturale di donne migranti e italiane, organizza matrimoni etici.
- creazione condivisa del vestito della sposa
-videostoria degli sposi e della cerimonia
- biocatering multietnico
10 gennaio 2010 in Storie
Annalisa e Irene hanno realizzato i costumi per lo spettacolo “Un giorno dopo l’altro” del laboratorio teatrale il “sogno” promosso da arci zaghridì, messo in scena il 12 giugno nel reparto femminile di San Vittore.
La nostra multiforme è un grembiule da cucina, uniforme di lavoro che accomuna il mondo femminile.
La prima caratteristica è la praticità. Esso è costituito da tasche, accessori, inserti, porta strumenti di lavoro, ingredienti, ricette, promemoria. Gli accessori oltre a facilitare il lavoro in cucina, derivano dall’intreccio di storie che donne di culture diverse ci hanno raccontato. Abbiamo messo a confronto le uniformi grembiule di Caterina, nonna contadina del sud Italia, Magali cuoca peruviana di un catering multiculturale, Alessandra fashion girl metropolitana e Rosa venditrice di strada di hot dog e patatine.
La seconda caratteristica è la sua versatilità assoluta. Il grembiule si trasforma velocemente e con molta eleganza in abito da sera togliendo i vari accessori. Ogni donna è pronta per la sua serata: il pranzo di Natale con i parenti, la cena del catering multiculturale, la serata con gli amici.
La terza caratteristica è il valore estetico dell’abito: stile nella linea ed eleganza nel materiale.
http://www.serpicanaro.org/features/
Abel ha imparato l’inglese ascoltando la radio, non sogna di venire in Europa come tanti suoi connazionali, è sempre accogliente, ascolta e regala ospitalità, confeziona vestiti per tutti gli abitanti del villaggio, da quello suntuoso e ricco di merletti per il capodanno del sindaco ai pantaloncini con i tasconi per i giovani che seguono la moda occidentale, fatti con stoffe tradizionali, però.

Abel è sarto a Diapaga, paese in cui vive da 3 anni Valeria. A Diapaga, villaggio a 450 chilometri da Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, Abel ha creato una piccola scuola di formazione che ogni anno accoglie 10 allievi. In un paese dove la maggiorparte dei vestiti viene commissionato, l’esperienza in sartoria permetterebbe ai ragazzi di Abel di uscire dalla marginalità sociale con maggiori risorse.
La sartoria del video, oltre che aula di apprendimento, diventa anche un interessante luogo di socialità, un’alternativa alla strada, costruita grazie all’iniziativa privata di un bravo e generoso sarto ma anche occasione di incontro tra viaggiatori, cooperanti e burkinabè. Diventa anche luogo di collaborazione tra Laafia ed i sarti: da gennaio gli apprendisti hanno prodotto una serie di vestiti realizzati attraverso disegni in cui emerge la contaminazione tra saperi rurali burkinabè e urbani italiani. Laafia ha acquistato una nuova macchina da cucire dedicata ai corsi di formazione, ci piacerebbe ne seguissero altre e che ci fosse occasione di fare ulteriori scambi formativi.
gli abiti creati nella sartoria di Abel:
15 settembre 2009 in MULTIFORME
1/4 ottobre 2010, workshop Uniform/Multiform, Ginevra.
Promosso da Serpica Naro all’interno di Espace Temporaire.
Al workshop partecipato anche Laafia con la sua Multiforme Grembiule.
La nostra multiforme è un grembiule da cucina, uniforme di lavoro che accomuna il mondo femminile.

La prima caratteristica è la praticità. Esso è costituito da tasche, accessori, inserti, porta strumenti di lavoro, ingredienti, ricette, promemoria. Gli accessori oltre a facilitare il lavoro in cucina, derivano dall’intreccio di storie che donne di culture diverse ci hanno raccontato. Abbiamo messo a confronto le uniformi grembiule di Caterina, nonna contadina del sud Italia, Magali cuoca peruviana di un catering multiculturale, Alessandra fashion girl metropolitana e Rosa venditrice di strada di hot dog e patatine.
La seconda caratteristica è la sua versatilità assoluta. Il grembiule si trasforma velocemente e con molta eleganza in abito da sera togliendo i vari accessori. Ogni donna è pronta per la sua serata: il pranzo di Natale con i parenti, la cena del catering multiculturale, la serata con gli amici.
La terza caratteristica è il valore estetico dell’abito.
Stile nella linea ed (eleganza nel) materiale.
http://www.serpicanaro.org/features/